Bricasti M5 a casa mia

…è arrivato Babbo Natale

Premessa: non è un test ne una recensione ma, semplicemente, mie sensazioni d’ascolto.

Quando è arrivato in negozio il primo esemplare, in novembre, lo guardavo con grande curiosità in quanto si tratta, credo, di un oggetto unico nel suo genere. È un player di rete, e fin qui nulla di nuovo, ne ho già provati diversi negli ultimi due anni, ma a differenza degli altri questo non ha la sua app per farlo funzionare e non fa le radio internet, non ha nemmeno un display. Se non fosse per il marchio probabilmente lo avrei guardato con poco interesse, non perché sia prevenuto o indifferente al network, ma perché finora nessuno mi ha convinto a livello sonico, tanto da trovarli utili per un semplice intrattenimento mentre faccio altre cose e quindi non sono concentrato sulla musica stessa. Insomma li trovo oggetti da “svago”, passatemi il termine, più che riproduttori di alto livello. Ma questo oggetto è diverso e ce ne accorgiamo subito, Stefano ed io, mettendolo in funzione nello show-room.

Per curiosità contatto quindi il costruttore, il premuroso e cortese Brian Zolner, che mi spiega perché hanno creato questo apparecchio: separare completamente il computer, o il nas, dalla catena audio. L’M5 si collega alla rete, sfrutta l’interfaccia grafica ed il core di Jriver, Audirvana o Roon, si fa inviare il file raw (grezzo) e lui, solo lui, tratta il file e lo serve al nostro dac. Diventa in questo modo il cuore digitale di tutto l’impianto hi-fi. Come fosse il migliore lettore cd high-end in commercio ma senza meccanica e display! Non vedevo l’ora di provarlo a casa mia, perché noi tutti appassionati sappiamo benissimo che solo a casa nostra riusciamo a valutare l’apporto di un componente hi-fi e quanto influisca nella nostra catena audio. Nel frattempo uno dei primi clienti che ha modo di ascoltare il player decide di invitarci a provarlo a casa sua e fatto sta che in negozio non farà più ritorno. Aspettiamo quindi un altro mese, la produzione non è certo industriale, e finalmente ci consegnano di nuovo l’M5 giusto giusto per le feste di Natale. In accordo con Garosi lo porto a casa per provarlo e così eccomi qui a dirvi le mie impressioni d’uso.

L’apparecchio si presenta nel consueto stile Bricasti tutta sostanza e niente fronzoli; linee essenziali, eleganti, un piccolo led, un tasto frontale di accensione dallo standby. Dietro, sopra il pozzetto di alimentazione, l’interruttore generale, uscite usb, SPDIF rca e AES XLR. L’M5 è decisamente piccolo ma che sia un Bricasti come tutti gli altri, pur se in miniatura, lo si capisce dai dettagli costruttivi. Inoltre all’interno, come affermato dallo stesso Zolner, si cela la stessa componentistica che troviamo sui top di gamma; alimentazione e streamer sono gli stessi di M1 e M12.

Appoggiato sul tavolino nel quale ho predisposto un ripiano tutto per lui, quasi fosse il principe ospite del mio impianto, vado a collegarlo; cavo Ethernet per la rete, cavo usb per il mio umile ma onesto dac, cavi rca al pre e infine alimentazione. Accendiamo, attendiamo un minuto circa e il player è operativo comparendo come M5 nella finestra di Jriver. Su quest’ultimo predispongo i parametri DLNA come da indicazioni del sito Bricasti e possiamo partire all’ascolto.

Parliamoci chiaro, credo di essere una persona aperta e che ha smesso di essere prevenuta dopo aver constatato che anche un metro di cavo di alimentazione può migliorare il nostro impianto hi-fi, tuttavia non sono il tipo che si aspetta i miracoli o le differenze dal giorno alla notte. Inoltre il mio dac è tutto fuorché high-end.

Detto questo ciò che avverto è una migliore collocazione spaziale degli strumenti, più ampia e profonda, un controllo maggiore in gamma medio/bassa, una rifinitura in gamma media delle voci che ora hanno la giusta liquidità. Anche la parte alta è decisamente più appagante con violini finalmente non fastidiosi ma dal ritrovato timbro.

Contatto Zolner, mi complimento per il risultato ottenuto e mi dice: “ora prova ad eliminare l’usb e collegalo in SPDIF o AES”.

Boh, facciamo anche questa prova visto che è il costruttore che me la propone… rimuovo il cavo Mit SL Matrix USB e aggancio quindi il mio dac con un misero cavetto digitale rca trovato in casa, riavvio M5 per commutare l’uscita digitale e faccio partire la musica. 5 secondi sono sufficienti a farmi capire quanto fosse limitante il collegamento in usb! Resto basito perché non credo di stare ad ascoltare il mio Gold Note dac 7 che ora sembra improvvisamente un dac high-end! Il rospo è diventato un principe!

La sensazione di essere in sala e percepire la concretezza degli strumenti, così realistica, mai l’avevo sentita prima. Sembra un suono analogico ma coi vantaggi del digitale, senza quindi limitazioni di banda, distorsioni e rumori inutili. Per me è stata un grande sensazione e una gioia. Per un po’ mi sono sentito un bambino che scopre nuovi mondi.

Frequentando teatri e musica acustica in generale, ho un parametro in testa che cerco anche nell’ascolto della musica riprodotta: l’ambienza, la percezione degli spazi sonori. Voglio chiudere gli occhi e potermi illudere di essere a teatro o addirittura presente durante la registrazione, come se fossi parte dell’evento stesso. Voglio immergermi in una sensazione che non sia la mera ricerca del solito micro dettaglio che non avevo finora colto. Questo il mio approccio e questo quello che ho ritrovato con questo player.

qui la nostra presentazione ufficiale del prodotto

L’impianto audio è così composto:

Spectral DMC-30S preamplificatore
Gold Note DAC 7 convertitore digitale
Spectral DMA-150 finale di potenza
Mirage M-3si diffusori

Cavi:
Spectral MI-350 tra per e finale
Mit MI-330 tra dac e pre
Mit SL Matrix USB per collegamento digitale tra dac e Bricasti
Audioquest video pro per collegamento digitale coassiale tra dac e Bricasti
Nordost Baldur cavi di potenza
Quantum e Mit come cavi elettrici


Federico Montanari

…e qui una recensione in inglese di Audio Stream

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