vinile, il ritorno del disco

Se c’è qualcosa capace di suscitare le dispute più accese tra gli ascoltatori di musica e gli audiofili che sanno come ascoltare la musica nel modo migliore questa cosa è il vinile. Il disco in vinile (33 giri, 45 giri o addirittura i delicatissimi 78 giri) è l’oscuro oggetto del desiderio di collezionisti e appassionati che ne ammassano a centinaia. Chi non ne può fare a meno è convinto che il calore del suono sprigionato dall’incontro della puntina del giradischi sul magico supporto sonoro sia impareggiabile. Per tutti gli altri molto spesso si tratta di una cosa da hipster. Ora però le case discografiche hanno riscoperto la nicchia degli ascoltatori di LP e le vendite sono in aumento.

hipster vinile

HIT PARABOLA

Non c’è dubbio che l’avvento del vinile abbia cambiato il corso della storia della musica. Dal punto di vista meramente tecnico la necessità di incidere la propria musica per farla stare sui tre minuti e mezzo dei 45 giri ha spinto molti artisti a produrre brani con una durata ben precisa. Le cose cambiarono di nuovo con l’avvento degli LP, c’era più spazio, quindi si potevano registrare brani più lunghi. La difficoltà tecnica principale era che più era alto il volume della musica più larghi erano i solchi che venivano incisi e di conseguenza minore lo spazio a disposizione (questo valeva soprattutto per le frequenze basse). Un problema non da poco, perché costringeva i tecnici ad abbassare il volume generale (o quello delle frequenze più “ingombranti”) della facciata per poter fare stare un brano all’interno del disco. Naturalmente questa era l’extrema ratio e il problema poteva essere aggirato mettendo a punto l’arrangiamento degli strumenti e delle parti da incidere. Come spiega David Byrne in Come funziona la musica se per l’utente che ascoltava il disco sul proprio impianto stereo era sufficiente alzare il volume un livello più basso era penalizzante per i passaggi radiofonici avere un disco con un volume più basso poteva significare una minore possibilità di successo nelle vendite. Niente a che vedere ovviamente con un fenomeno caratteristico degli anni Novanta con l’avvento della musica digitale e dei CD, ovvero la loudness war. Con l’avvento del CD questo problema di limitata disponibilità di frequenze venne meno e secondo gli appassionati di vinile non scomparve solo il magico fruscio ma anche la qualità ed un certo modo di ascoltare la musica. L’arrivo degli Mp3, dello streaming e della musica via Internet contribuì ad un abbassamento generale della qualità dell’ascolto (incredibilmente però la nuova tecnologia non comportò anche un eccessivo peggioramento dal punto di vista della produzione musicale). La musica è diventata davvero portatile e non è poi un grosso problema se la qualità di compressione ci fa perdere parte dell’ascolto, alla fine tutti ascoltiamo la musica con dispositivi economici per i quali si privilegia la portabilità a discapito della qualità. Per questo motivo si è assistito ad un progressivo e lento recupero del vinile. Gli LP “vintage” (qualsiasi cosa voglia dire) hanno iniziato ad andare a ruba sulle bancarelle e nei, pochi, negozi specializzati nella vendita di vinili usati. Un mercato seppur piccolo che non poteva non fare gola alle vituperate meggior che dalla vendita dell’usato non guadagnano il becco di un quattrino. Et voilà il ritorno del vinile è servito.

 

LE VENDITE IN CRESCITA

Ed ecco quindi che gli artisti famosi (ovvero quelli che se lo possono permettere) hanno iniziato a distribuire la loro musica su tutti i supporti, CD, Mp3 sui vari iTunes, Spotify ed infine LP. Un po’ perché vale sempre la vecchia storia che solo avendo in mano un vinile ti sembra di avere la sensazione di possedere la musica, di averla in mano, perché sul buon vecchio vinile la musica la vedi nei solchi, la puoi quasi leggere insomma. Un po’ naturalmente perché fa figo “diggare” i dischi ma soprattutto perché il disco in vinile è sinonimo di qualità. La musica si sente meglio, ha un suono più caldo e poi vuoi mettere il fruscio del vinile? ehhhh ragazzi. Succede che mentre l’industria discografica festeggia il milione e 290 mila LP venduti in Regno Unito nel 2014 (la cifra più alta degli ultimi 18 anni) un mostro sacro del Rock come Neil Young tuona contro la speculazione delle major:

A lot of people that buy vinyl today don’t realize that they’re listening to CD masters on vinyl and that’s because the record companies have figured out that people want vinyl, and they’re only making CD masters in digital, so all the new products that come out on vinyl are actually CDs on vinyl, which is really nothing but a fashion statement.

BOOM. In effetti Neil Young, che nel frattempo sta cercando di piazzare il suo lettore digitale HI-FI Pono, ha ragione a dire che spesso accade che la stampa su vinile non sia del tipo AAA (ovvero dove i processi di registrazione, mix e mastering vengono fatti con macchine analogiche) ovvero quella che preserva “il calore” del suono analogico ma di un master digitale (ovvero creato per i CD) riversato su un supporto analogico per meri motivi commerciali e di marketing. Se da un lato è vero che il vinile non è l’elisir di lunga vita per le case discografiche e che non può essere usato come una bacchetta magica per risollevare le sorti del mercato è anche vero che non si può pensare che le produzioni musicali contemporanee adottino le stesse tecniche del secolo scorso. Ben pochi se li potrebbero permettere ed in ogni caso la qualità (che in ultima istanza dipende anche dall’impianto stereo dell’ascoltatore) non sarebbe in ogni caso garantita. Dire ai “ragazzini entusiasti” che l’esperienza dell’ascolto di un vinile prodotto oggi è uguale a quella di un LP d’epoca (magari da collezione) probabilmente non è corretto ma se non altro garantisce maggiori vendite e l’ascoltatore ha tra le mani un prodotto tangibile.

D’altra parte Neil Young vende un lettore che promette di rivoluzionare l’ascolto della musica portatile ma nessuno è stato in grado di percepire la differenza (se non in termini di pensantezza dei file) con altri formati digitali. L’operazione di Young come quella del ritorno alla stampa del vinile tenta di rimettere le case discografiche in una posizione in cui possano essere indispensabili alla produzione musicale. Chi volesse stampare migliaia di copie di un LP difficilmente potrebbe fare a meno del sostegno delle major. C’è poi chi, in un pezzo uscito il primo aprile, dice che in realtà è tutta una cospirazione dell’IKEA per vendere la libreria Kallax, che è perfetta per le vostre collezioni di vinili.

 

fonte dell’articolo: nextquotidiano

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