Bricasti Reunion

CONSOLIDATE YOUR POWER

BRICASTI M15 Stereo Power Amplifier

Questa prova nasce un po’ per caso; con Stefano avevamo imballato il finale per portarlo a una persona che desiderava provarlo, ma l’appuntamento è saltato, così ho preso il coraggio, complice l’occasione e la curiosità, per accoglierlo nel mio impianto accanto al finale Mark Levinson 332. Bricasti è sempre il benvenuto a casa mia ma non nascondo un certo timore nel fare questi confronti perché, come sa bene ogni appassionato, se poi l’apparecchio piace son… pensieri!

Chi mi conosce sa che sono l’esatto contrario dell’utente esperto, quindi mi limito a raccontarvi un’esperienza personale maturata dopo diversi giorni di ascolto. Ringraziandovi della pazienza nel leggermi, vi invito a lasciare un commento se avete dubbi o domande.

Installato il Bricasti M15, con l’aiuto degli amici Stefano e Antonio, abbiamo fatto qualche confronto per il gusto di sentire le differenze. Il secondo giorno mi ha fatto poi visita un altro amico, possessore pure lui di un Mark Levinson 332, in quanto era curioso di sentire il comportamento dei due finali di potenza. Abbiamo quindi ascoltato tre pezzi con entrambi i finali. Ecco, vorrei precisare che, solitamente, non metto in atto questo tipo di confronto; preferisco come approccio ascoltare il nuovo per tot giorni e solo alla fine, quando rimetto il vecchio, tirare le somme. Tuttavia, visto che qualcuno a questo punto già se lo domanderà, vorrei precisare che il confronto non è come paragonare il giorno e la notte e che si può vivere felici anche con un vecchio 332. Mi sento un pò come la volpe che non arriva a prendere l’uva… A parte la battuta il Mark Levinson non sfigura.



PROVA CASALINGA TERRA TERRA…

L’impianto è così composto: Bricasti M1 SE Network Reference DAC, Bricasti M15 e Mark Levinson 332 Stereo Power Amplifiers, diffusori Mirage M-3 si, cavi di segnale bilanciati Nordost Valhalla prima serie tra DAC e amplificazione, cavi di potenza Nordost Baldur, cavo di rete Nordost Heimdall 2, distributore di corrente QBASE-Mark II Nordost Qb4, Nordost Qpoint sul DAC. Quantum (ex Nordost) come cavi di alimentazione verso elettroniche e PS AUDIO Perfectwave AC-12 come cavo di alimentazione verso la ciabatta. Punte Nordost Sort Kore AC sotto i diffusori e al distributore di rete. A monte di tutta l’alimentazione un trasformatore da 3KW.


Mark Levinson 332, ovvero quello che in tre minuti si è spazzato via il mio adorato Spectral 150

Proprio così, se l’è mangiato in un sol boccone, lasciandomi incredulo e confuso. Pensavo di avere un finale al di fuori di ogni sospetto ma a quanto pare esistono altre forme di “vita” interessanti su questa terra. Era stata una conquista non da poco arrivare ad avere un’amplificazione Spectral, tra l’altro con pre DMC30 (non ricordo quale serie ma vecchio) e cavi sempre Spectral, gli Ultra Linear 350, concessi in uso dall’amico Antonio che tra pre e finale Spectral preferisce usare Audioquest.

Mark Levinson 332, rispetto a Spectral 150, riesce ad avere un controllo sui diffusori decisamente più importante, specie in gamma medio bassa, con un palcoscenico che si espande in larghezza e profondità e già solo questa caratteristica, il soundstage, per me basterebbe nel prendere una decisione… Ma ha saputo stupirmi anche la sua musicalità calda e, al tempo stesso, definita . Ha i muscoli ma sa essere raffinato non meno di Spectral, con una capacità di pilotaggio che il 150 se la sogna. Ha un colore timbrico lievemente più ambrato il Levinson ma forse è anche per questo che resta più musicale e non provoca fatica d’ascolto nelle lunghe sessioni. Per me è stato amore a prima vista e a casa mia è rimasto.

Se qualcuno si stesse chiedendo dov’è il pre… beh lo avevo già eliminato quando ancora avevo il finale Spectral 150. Con l’arrivo del Bricasti M1 la colorazione timbrica del DMC30 mi aveva alquanto infastidito e preferito di gran lunga un messaggio più puro e diretto. Il passaggio attraverso un pre, in una configurazione moderna priva di sorgenti analogiche è, a mio parere, assolutamente inutile, senza se e senza ma. Si aggiunge solo un ulteriore passaggio sul percorso del segnale che dovrebbe invece restare il più breve possibile. Il tutto per consegnare un messaggio con meno “interpretazioni” possibili, integro appunto.


Il mio impianto, escludendo il cavo di rete Heimdall 2, le punte Sort Kore AC sotto i diffusori e il Qpoint (tutto materiale Nordost) è costituito da prodotti usati e per questo non sono mai molto propenso nel provare apparecchiature nuove “fuori portata”, ma l’occasione era troppo appetibile e serviva sia a fugare dei dubbi, sia per rendermi conto di quanto sia la distanza per raggiungere un’eventuale meta.

Nel momento in cui scrivo, cioè fino a questo paragrafo, sono al decimo giorno d’ascolto senza mai aver ricollegato il mio finale Levinson. Non nascondo che sono sempre più preoccupato dal dover tornare indietro perché ci sono sensazioni di cui non ho memoria dagli ascolti precedenti. Il Bricasti M15, a differenza del Mark Levinson 332, non è dual mono ed eroga meno watt, quindi mi aspettavo meno scena e meno capacità di pilotaggio. Vero è l’esatto contrario! Non capisco come sia possibile ma presenta una fotografia più ampia sia in larghezza che in profondità e, per la prima volta, anche in altezza; quest’ultimo era un parametro che non avevo ancora considerato e che mi ha piacevolmente impressionato. La potenza inferiore sulla carta è solo apparente in quanto sembra di ascoltare gli stessi muscoli di cui è capace il 332 ma con una precisione ed eleganza ben maggiori. Probabilmente sa erogare una corrente non dissimile dal 332 altrimenti non saprei come spiegarmelo.

Cosa dire del suono in generale? Mentre sto scrivendo l’M15 mi sta accompagnando musicalmente ed è un piacere assoluto. Non vado alla ricerca dei dichi buoni per fargli fare bella figura, anzi, sono proprio bastardo e cerco i peggiori per metterlo in difficoltà ma lui non si scompone mai; tutto fluisce come acqua pura e limpida di sorgente d’alta quota. Tutto è di una naturalezza disarmante e proprio nelle vecchie, irrinunciabili, incisioni, ritrovo un grande piacere d’ascolto. Suonano vecchie, coi limiti dell’epoca, ma finalmente accessibili e godibili. Lady in Satin di Billie Holiday, Edith Piaf, Yves Montand, Maria Callas, Oscar Shumsky con i lavori di Kreisler, sono solo alcuni esempi di cosa intendo per dischi vecchi, album spesso con timbriche difficili o comunque aspre assai; non diventano incisioni moderne ma finalmente viene estratto un messaggio sonoro credibile e fruibile.

Domenica 22/12/2019… la festa è finita, M15 non è più a casa mia e resto solo col mio vecchio 332, che avevo riacceso il giorno prima per scaldare i “motori”. Mi mancano già le raffinatezze e la liquidità di cui è capace M15 ma in fondo il 332, se consideriamo gli anni che ha, fa un gran lavoro e gli sono grato. Mi manca molto quel senso di “libertà” che sa offrire M15 perché con lui ascoltare la musica è come vedere una fotografia di Salgado: emozionante.

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