Nordost Qpoint

Il sincronizzatore di risonanza Qpoint emette un tenue campo elettromagnetico che controlla tutte le risonanze elettromeccaniche nelle sue immediate vicinanze in modo che risuonino all’unisono. Sincronizzando queste risonanze, Qpoint elimina il rumore elettrico interno, migliorando la coerenza e la sincronizzazione temporale che mancano in genere anche nei sistemi audio più sofisticati.

Qpoint è stato progettato con due modalità allo scopo di rendere disponibili i suoi effetti benefici per tutti i vari dispositivi elettronici del settore inclusi, ma non solo, gli amplificatori a stato solido o valvolare, i componenti di sorgente digitale o analogica, gli stadi di linea tradizionali oppure i moderni processori digitali e persino per personalizzare i risultati in base alle preferenze personali dell’utente.

Le modalità I e II generano ciascuna risonanze uniche, che enfatizzano le diverse caratteristiche musicali mentre attenuano il rumore di fondo. Gli utenti possono passare istantaneamente dalla modalità I alla modalità II per valutare quali proprietà sonore si adattano alle esigenze di ogni singolo dispositivo elettronico nel proprio sistema hi-fi.


Il Qpoint nel mio impianto, prove di ascolto.

Partiamo con una premessa: chi scrive non capisce molto di tecnica, non è un esperto di apparecchi hi-fi, non ricorda nemmeno quelli passati in casa propria, tranne alcuni oggetti che sono stati delle vere conquiste, Spectral prima e Bricasti poi, con in mezzo Mark Levinson. Ciò detto, quello che voglio comunicare a chi mi sta leggendo, e che ringrazio per il tempo dedicatomi, è che il mio approccio alla musica è esclusivamente sensoriale. Mi interessa relativamente poco l’oggetto in quanto tale, che sia blasonato, un marchio importante, che costi tanto o poco, se è bello esteticamente o se sta bene col resto dei componenti. Mi interessa esclusivamente cosa ne esce musicalmente, dopo di che posso anche innamorarmene per il semplice fatto che mi regala emozioni. 

Per quanto riguarda gli accessori che gravitano intorno agli apparecchi hi-fi, cioè cavi, ciabatte, punte e ammenicoli vari, devo confessare che sono stato sempre molto prudente e, per esempio, quando si sono presentati sul mercato i primi cavi di alimentazione hi-fi credevo che fossimo davvero impazziti. Oggi se un amico mi chiedesse un consiglio, gli direi di partire dai cavi di alimentazione…

Scrivo questo solo per dire che ho imparato a non essere prevenuto, anche nei confronti degli accessori e anzi di considerarli parte dell’impianto, un componente necessario e non meno importante del resto della catena. 

Nell’incontro di venerdì 8 novembre 2019 con l’export manager per l’Europa di Nordost, l’Ing. Dennis Bonotto, dove è stato allestito un impianto interamente cablato Valalla, c’è stata l’occasione per “ascoltare” i benefici del nuovo accessorio, il Nordost Qpoint appunto. Le prove a confronto sul posto, con e senza il dischetto magico, ascoltando insieme ad altri appassionati, hanno evidenziato dei benefici davvero tangibili, soprattutto ci ha colpiti come influisse profondamente appoggiato al server/computer che distribuiva la musica liquida. 

L’oggetto si presenta come un dischetto metallico dal peso di 400gr, alto 26mm e con un diametro di 127mm. All’interno della confezione sono presenti le istruzioni, l’alimentatore e i relativi adattatori per tutti i tipi di prese. Inoltre viene fornito un piattello per non segnare l’apparecchio qualora fosse necessario appoggiarlo sul coperchio di un apparecchio. Dietro c’è il numero di matricola, l’ingresso per lo spinotto di alimentazione e un selettore con due modalità di utilizzo che vanno provate per trovare quella che ci soddisfa maggiormente. In linea di massima si utilizza la posizione che accende il led verde per le sorgenti analogiche e la blu per le digitali.

Avendone solo uno a disposizione, a differenza dell’evento dove erano presenti tre Qpoint, rispettivamente sulla sorgente digitale, sul finale e sul server multimediale, ho deciso di cominciare da ciò che più ci aveva colpiti, cioè dal server multimediale che ne mio caso è un Mac Mini. 

Che dire… dopo i primi minuti ho pensato che fosse suggestione e così l’ho tolto per riascoltare senza, ma sono sparite delle cose! Ok cambiamo brano, magari con un altro non avverto nulla… Niente da fare, è tangibile la differenza. Cosa cambia nell’ascolto? Al di là del fatto, non da poco, che gli strumenti acquisiscono un nuovo realismo prima sconosciuto, che tutto diviene più preciso, che si avverte un dettaglio fatto di raffinata eleganza, ciò che più mi colpisce e che per me è la prima cosa che desidero da un impianto hi-fi, è l’ologramma del palcoscenico! Tutto indietreggia, si sviluppa in profondità e ampiezza. Che bella illusione credere di essere a teatro e non sul divano di casa!

Ovviamente non mi accontento di lasciarlo sopra il computer senza verificare come si comporta con gli apparecchi hi-fi e così ho provato a spostarlo sul dac e scopro che, a differenza della prova fatta nello show-room di Garosi, a casa mia avverto maggiori benefici su di esso e sono gli stessi di quanto evidenziato sopra ma in forma molto più consistente. Ho provato anche sul finale e pure questo ne beneficia ma il massimo l’ho ottenuto sulla sorgente digitale e li resterà d’ora in poi. Mi riservo la possibilità, col tempo, di aggiungerne un altro per capire i margini di miglioramento…

Federico Montanari

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